Il 21 Luglio ricorre il quarantennale dello sbarco sulla luna. Nel frattempo la tecnologia ha fatto passi da gigante, ma il sistema elettronico dell’apollo 11 disponeva di soli 36Kbyte di memoria programma.
"E’ un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità".
Furono queste le prime parole pronunciate da Armstrong mentre, il 21 luglio 1969, posava il piede sul suolo lunare. Un grande traguardo, ma ancora più grande se si pensa alle tecnologie disponibili all’epoca! Il computer del modulo Apollo aveva 2 processori, su cui girava il software PGNGS (Primary Guidance, Navigation, and Control System). I processori avevano parole da 16 bit ed erano fisicamente realizzati a discreti, con circa 3000 porte logiche incapsulate in singoli chip. La memoria totale era di 36KB per contenere il programma e 2KB per le variabili temporanee, le dimensioni erano 60x32x15cm e consumava 70W. Non c'era ovviamente un sistema operativo, ma il solo software di gestione. Dal punto di vista dell'architettura e del tipo di programmazione, quel genere di computer si può paragonare ad un moderno microcontrollore, tipo quelli che vengono inseriti nelle centraline degli antifurti o nelle smart-card. Nonostante la tecnologia fosse piuttosto primitiva (il transistor era stato inventato poco più di dieci anni prima) i componenti erano costruiti con tutti gli accorgimenti del caso: i package erano in grado di sopportare e schermare le radiazioni ionizzanti e le scariche elettrostatiche ed nel software erano implementati algoritmi fault tolerance estremamente efficienti. Nell’era moderna, in cui abbiamo bisogno di oltre 1GByte per far girare il solo sistema operativo, la missione Apollo 11, a mio avviso, ha dell’incredibile!
martedì 14 luglio 2009
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Un PIC16f887 avrebbe potuto fare meglio!
RispondiEliminaIl successo della missione Apollo 11 e' stato sicuramente un evento che ha segnato la storia, non solo delle esplorazioni spaziali. Personalmente mi hanno fatto rabbrividire le parole del progettista Von Braun (esperto di vettori spaziali) quando disse: "le probabilita' di riuscita di questa missione sono del 50%". Sono stati uomini coraggiosi, sia chi ha preparato la missione che chi vi ha partecipato. Quale progetto, oggi, verrebbe intrapreso con un rischio cosi' elevato di insuccesso (oltre ai costi elevatissimi)?
RispondiEliminaPer chi c'era e ha vissuto l'evento, per chi c'era ma era troppo piccolo (come me) o per chi non c'era ancora, suggerisco qusto link dove sono presenti ben 40 foto di altissima qualita' (spettacolari) relativi a queste missioni:
http://www.boston.com/bigpicture/2009/07/remembering_apollo_11.html
Buona visione!
Le missioni Apollo hanno rappresentato una sfida tecnologica e organizzativa epocale, paragonabile forse alla costruzione delle grandi piramidi egizie. La ricaduta nel campo dell'elettronica militare e civile è stata enorme (la serie di circuiti integrati Texas 74 nacque proprio in quel periodo). Inoltre, altre tecnologie furono sperimentate con successo:ad esempio, le celle a combustibile per la produzione di energia elettrica sui moduli spaziali, sistemi di propulsione innovativi, ecc..
RispondiEliminaMa la cosa che più mi ha colpito è stata la capacità dei progettisti aerospaziali di portare a compimento un progetto così complesso da essere ritenuto al limite del possibile spezzettandolo in piccoli task elementari. La guida di Wernher Von Braun fu essenziale per la riuscita della missione. A dimostrazione che per realizzare con successo un'impresa non basta la tecnologia, se non ci sono gli uomini giusti.
Agostino
Una curiosità:
RispondiEliminaRipetere la missione ai giorni d'oggi implica un costo elevatissimo (stimato in oltre 100milioni di dollari) di cui un'ampia percentuale necessaria per adeguarsi agli elevati standard di sicurezza oggi in vigore. Nel 1969 gli standard si sicurezza esano praticamente inesistenti (gli astronauti morivano anche nei test a terra!)